Semplicemente Liberale - A Martino

domenica 28 giugno 2009 Posted by tfrab 0 comments

CopertinaSemplicemente liberale è una raccolta di scritti e discorsi di Antonio Martino, pubblicata dalla liberilibri. Gli otto capitoli coprono diverse tematiche care ai liberali, provando a fornire una serie di risposte ai problemi politici più comuni. La tesi di fondo, espressa all’inizio del libro è che

Il vero liberale non difende la libertà di mercato per ragioni soltanto economiche. Anche se un sistema fondato sulle libere scelte individuali fosse meno efficiente di uno organizzato e diretto dall’alto, il liberale continuerebbe a preferire il libero mercato per ragioni di libertà enormemente più importanti di quelle connesse all’efficienza economica. Tuttavia, per nostra fortuna, il mercato non è soltanto più compatibile col rispetto delle libertà personali, è anche enormemente più efficiente di tutte le alternative fin qui tentate.

Il libro non scende mai davvero in profondità, rimanendo ad un livello più divulgativo: una sorta di liberismo for dummies, ottimo se siete digiuni di economia come il sottoscritto, ma un po’ esile per chi abbia dimestichezza con la materia. Molto gustoso il capitolo dedicato alle proposte più paradossali di Martino: quella di tassare i parlamentari in funzione del numero di votazioni, per scoraggiare il proliferare di leggi inutili o dannose, e l’altra relativa al sorteggio dei parlamentari come prevenzione del malaffare. Un suggerimento, quest’ultimo, in pieno stile einaudiano:

Amante del paradosso è colui il quale ricerca e scopre la verità esponendola in modo da irritare l’opinione comune, costringendola a riflettere e a vergognarsi di sé stessa e della supina inconsapevole accettazione di errori volgari.

Chiuso il libro è difficile non fermarsi a riflettere sulla distanza delle posizioni espresse dall’autore rispetto a quanto fatto in questi quindici anni di era Berlusconi. È indubbiamente difficile passare dall’elaborazione teorica alla pratica della politica, ma la distanza tra le idee di Martino e l’azione di governo di Tremonti è innegabile. Vien da pensare che il treno della rivoluzione liberale, se mai c’è stato, sia passato definitivamente, per l’incapacità del nostro primo ministro di scavalcare le difficoltà del presente con un’azione di più lungo respiro.

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Stefano “Pasteur” Montanari

martedì 16 giugno 2009 Posted by tfrab 0 comments

File:Louis Pasteur.jpgGreenreport ha pubblicato questo articolo di Stefano Montanari, parecchio polemico sulla ricerca di Federambiente riguardante nanopolveri ed inceneritori. L’autore è molto noto, in Italia, per le sue posizioni critiche sull’incenerimento rifiuti e sugli effetti delle nanoparticelle sulla salute umana. Il pezzo è, a mio parere, poco convincente. Tolti i soliti luoghi comuni sugli inceneritori e una critica tutt’altro che velata all’imparzialità dei ricercatori, di arrosto, diciamo così, ne rimane poco. L’unica critica argomentata mi è sembrata relativa alla formazione delle polveri, difficile da stimare correttamente perché le polveri si aggregano durante la loro diffusione in atmosfera.

Se vi date la pena di leggere il rapporto, o alcune delle slide pubblicate al convegno, i ricercatori hanno provato a misurare l’effetto, senza nascondere la difficoltà di stimare correttamente il dato. In una delle presentazioni, infatti, potete leggere:

La difficoltà della misura e l'importanza dei fenomeni che hanno luogo a valle dell'emissione rendono al momento velleitaria la redazione di inventari emissivi

Che mi pare una dichiarazione molto onesta, sia delle difficoltà incontrate, che dei limiti della propria ricerca.

Sarebbe forse più utile proporre un metodo alternativo, anche se non è facile, trattandosi di studi ancora pioneristici, e va dato atto allo stesso Montanari di aver fatto molto per spingere in questo senso. Eppure il trend degli inceneritori, in termini di formazione di polveri, è chiaramente migliore delle altre tipologie di combustione. Magari altre ricerche indipendenti dimostreranno il contrario, ma ad oggi i dati a disposizione sono questi, e non possiamo buttarli via solo perché non ci piacciono.

Ci sarebbe molto da dire anche sulla solita chiamata in causa del povero Lavoisier, eternamente citato per la celebre legge di conservazione. Certo, nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Quando bruciamo un rifiuto non ci sono solo i metalli, citati nell’articolo, ma anche un mucchio di sostanze organiche, che sono la maggioranza del rifiuto. Montanari è troppo preparato per non sapere che moltissimi composti, più o meno pericolosi per l’ambiente, vengono distrutti dall’incenerimento, come pesticidi, farmaci ed idrocarburi. E anche quando si sceglie di bruciare rifiuti relativamente poco pericolosi, come la carta o la plastica, produciamo energia. Vi sembra poco? Beh, con questo giochino i tedeschi hanno pulito l’atmosfera da 3 tonnellate di arsenico e 5000 di particelle, nel solo 2008. Ovviamente il conto l’abbiamo pagato (anche) noi.

Vale la pena o no di bruciare rifiuti? Dipende, da tante condizioni, che andrebbero attentamente soppesate, in un confronto aperto e con la voglia di ascoltare le ragioni dell’altro. Invito fatto dallo stesso Montanari, quando chiama gli scienziati al dovere della modestia. Il fatto è che se poi uno scrive:

Non voglio entrare sulla qualità degli estensori del documento, nessuno dei quali ha la benché minima esperienza nel campo sanitario specifico e nessuno dei quali ha mai avuto la modestia di avvicinare l’occhio ad un microscopio elettronico per osservare ciò che avviene, di fatto, quando le polveri incrociano un tessuto biologico. Ricordo che a metà Ottocento Rudolph Virchow, per certi versi un gigante della Medicina, dava del cialtrone a Louis Pasteur (lui non medico) perché si trastullava con bizzarri esserini che comparivano sotto la lente del microscopio. Microscopio per il quale Virchow si faceva vanto di non aver mai toccato e microscopio da cui uscì la disciplina della batteriologia. Dunque, niente di nuovo sotto il sole.

viene quasi da pensare che lui stesso si stia paragonando a Pasteur (o sono io che ho interpretato male?). Non il massimo della modestia, ne converrete.

UPDATE (26.06.2009): qui la replica di Federambiente alle accuse di Montanari.

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NBA Finals 2009

domenica 31 maggio 2009 Posted by tfrab 0 comments

Il 4 giugno iniziano le finali NBA, con una favorita annunciatissima e una sfidante a sorpresa. Nella eastern conference, infatti, erano in molti a prevedere la vittoria di Boston o, dopo l’infortunio di Kevin Garnett, di Cleveland. Entrambe, però, hanno sorprendentemente fallito contro la squadra di Dwight Howard, migliorato in maniera impressionante rispetto a quell’Olimpiade dove aveva mostrato grossi limiti tecnici. La squadra di coach Van Gundy arriva in finale dopo aver espresso un gioco notevole, frutto dello stradominio fisico del loro centro e di un gruppo letale nel giocare di squadra.

Nella western conference, invece, i Lakers erano stra-pronosticati come sicuri finalisti, e hanno mantenuto le promesse, pur evidenziando un rendimento altalenante. Non sono sicuro se dipenda da un problema di continuità o, semplicemente, dall’aver avuto un cammino molto più difficile verso la finale. Di sicuro, quando la triple post offense ha girato a dovere, i losangelini hanno espresso un basket spettacolare: fosse solo una questione di talento non ci sarebbe bisogno neanche di giocare.

Si prospetta una bella finale: molti degli occhi saranno puntati sul duello tra Howard e Gasol, o su come Pietrus difenderà su Kobe Bryant. Il mio consiglio, però, è di dare un’occhiata sulle ali: Odom e Ariza contro Lewis e Turkoglu è la sfida che potrebbe decidere la finale.

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La scienza negata – E Bellone

sabato 30 maggio 2009 Posted by tfrab 0 comments

image La scienza negata, di Enrico Bellone, è un saggio che cerca di approfondire le origini dello storico ritardo, nell’ambito scientifico e tecnologico, del nostro paese, che pure vanta una tradizione di prim’ordine. Alcuni dei dati del disastro sono ormai molto noti: dalla spesa per ricerca e sviluppo particolarmente bassa, al numero esiguo di laureati e ricercatori, fino all’analfabetismo ormai esteso ad una larga fetta di popolazione.

Nella prima parte l’attenzione di Bellone si concentra soprattutto sulle cause politiche di questa situazione. L’inizio è datato 5 giugno 1894, quando l’allora Ministro dell’Istruzione, Guido Baccelli, sostenne la necessità di tagliare i fondi alle università per stimolare la ricerca, secondo il detto latino vexatio dat intellectum. Da lì è stato un susseguirsi di scelte miopi e sciagurate, concluse con la lottizzazione degli apparati di ricerca pubblica negli anni sessanta (e la conseguente assenza di meritocrazia, ndFAU). Da notare, secondo me, le parole di Giovanni Gentile, che nel 1923 sollecitava impulsi alla cosiddetta ricerca applicata: molto tempo dopo, in piena riforma Moratti, ancora si discettava di ricerca applicata e di base, segno che ottant’anni erano passati invano.

Nella seconda parte del libro l’autore prova a ripercorrere le basi del pensiero anti-scientifico che sembra costituire una forza importante nella società italiana. Il punto di partenza è l’Università di Gottinga, sede di dissapori tra il filosofo Husserl e alcuni scienziati, tra cui spiccava Max Born, che rinunciò, deluso, a seguire le lezioni dell’illustre filosofo. Secondo il futuro premio Nobel:

“Se la scienza significa qualche cosa non può certo servirsi della filosofia di Husserl”. Quest’ultima pretende, secondo Born, di giungere a una dimostrazione conclusiva sulla natura stessa della matematica, e di giungervi per mezzo “dell’introspezione, della contemplazione e dell’analisi verbale”. Il che costituisce “un atteggiamento inconciliabile con la scienza”:”Infatti chi ha raggiunto una simile dimostrazione diventa facilmente un fanatico, un credente mistico, non più avvicinabile con il ragionamento o la discussione”

Il resto dei capitoli scorre via, tra clamorosi equivoci sulla relatività ad opera di illustri sociologi e i soliti o tempora, o mores riservati alla tecnologia e alla scienza che disumanizzano.

Bellone, però, è ben consapevole di come una corrente di pensiero antiscientifica non basti a spiegare l’anomalia italiana:

Anche a Chartres o a Parigisi ebbe notizia di Chernobyl, ma i governi francesi non hanno smantellato le loro centrali elettronucleari. E in altre nazioni a noi vicine, come la Germania o l’Inghilterra, i proclami di un Adorno o di un Polkinghorne non sono certamente in grado di estinguere gli studi sulle cellule staminali.

Che cosa è andato storto allora in Italia? Probabilmente un fenomeno nato tra gli anni sessanta e settanta, che ha coinvolto intellettuali e politici in una “affrettata rimasticatura dei temi dell’antiscientismo” dell’inizio del novecento. Insomma, il grido “il ’68 ci ha strasfracellato i coglioni.” lanciato da Leonardo tempo fa è più che mai attuale. Stante l’impossibilità di schiodare questa generazione dalle poltrone per ancora molto tempo, possiamo solo sperare che la corsa verso il sottosviluppo non vada troppo veloce.

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Dove si discute di pirati ed inceneritori

giovedì 28 maggio 2009 Posted by tfrab 0 comments

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L’immagine di questo post è un grafico fatto da Bobby Henderson, per illustrare come il riscaldamento globale sia correlato alla diminuzione del numero di pirati. Che c’entra il global warming con gli emuli di Sandokan? Evidentemente nulla, l’autore cerca semplicemente di dimostrare come, senza un’indagine accurata, sia pericoloso lanciarsi in ipotesi di causa-effetto. Altri esempi li potete trovare in questo post di Amedeo Balbi: la correlazione tra Il prezzo del pesce nel mercato di Billingsgate e la lunghezza dei piedi in Cina la trovo intrigante :-)

Fatta questa premessa andate a leggere questo articolo de “Il Sole 24 ore”, sobriamente intitolato “Emissioni nocive oltre i limiti ad Acerra”. Sembrerebbe che l’inceneritore emetta polveri sottili in quantità oltre il lecito, ponendo in serio pericolo la salute degli abitanti di Acerra. I miei venticinque lettori, se sono stati attenti nelle scorse puntate, potrebbero rimanere sorpresi. Un po’ di tempo fa vi raccontavo di come, stando ad uno studio finanziato dall’Unione Europea nella zona di Forlì:

L’analisi chimica delle polveri fini raccolte in modo quantitativamente significativo nel sito di massima ricaduta delle emissioni provenienti dai due inceneritori di Coriano, non sono risultate più ricche di metalli pesanti o di altri pericolosi inquinanti organici rispetto a quanto campionato nel sito di minima ricaduta; ciò lascia supporre un ruolo trascurabile degli inceneritori nell’inquinamento complessivo da polveri all’interno dell’area industriale esaminata

E a conclusioni analoghe giungeva l’Arpa della Toscana:

Tutti gli studi diffusionali ed in modo particolare lo studio diffusionale della VIS (che ha comparato tute le diverse sorgenti inquinanti presenti sull’area della piana fiorentina) possono dimostrare che l’effetto di carico ambientale per tutti gli inquinanti gassosi e particellari è molto limitato fino a risultare trascurabile nel caso di aree antropizzate.

c’è poi uno studio di Federambiente e Politecnico di Milano che analizza le terribili nanopolveri, e anche lì di particolato se ne trova pochino, meno che nell’aria in entrata addirittura.

Che succede ad Acerra? Succede che, se andate a leggere i dati Arpac, quelli NON sono i valori delle emissioni dell’inceneritore, ma gli inquinanti misurati dalla centralina posizionata nella zona industriale, che quindi misura TUTTO: industrie, traffico veicolare, caldaie domestiche, etc, etc. E la correlazione che il nostro valente articolista lascia intendere? Mistero, fatto sta che l’Arpac oggi riporta, sul proprio sito:

Con riferimento alle notizie di stampa relative al superamento dei limiti di concentrazione media giornaliera di PM10, si ritiene opportuno precisare che i dati, registrati nel periodo marzo/maggio 2009 dalle tre centraline ARPAC dell’area acerrana, non si discostano da quelli misurati nel corso delle campagne di monitoraggio ex-ante della qualità dell’aria, effettuate negli anni 2006/2007 in ottemperanza alle prescrizioni della competente Commissione Ministeriale di Valutazione Impatto Ambientale.
Si rileva, altresì, che alcuni dei superamenti dei limiti di PM10, riscontrati nello stesso periodo marzo/maggio 2009 dalle centraline ARPAC, sono stati registrati anche durante i periodi di fermo dell’impianto di termovalorizzazione di Acerra.

 

Insomma, anche in questo caso l’inceneritore non produce effetti significativi, a meno che non riesca ad inquinare anche da spento…

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Inceneritori e nanopolveri

sabato 23 maggio 2009 Posted by tfrab 0 comments

Segnalo questo interessante studio, condotto da Federambiente e Politecnico di Milano, relativo alle emissioni di nanopolveri. Si tratta di un argomento abbastanza popolare, usato spesso per opporsi alla costruzione di centrali elettriche varie ed inceneritori. Mi permetto di evidenziare in particolare questo grafico:

 

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ricavato studiando le emissioni dell’inceneritore di Milano (nel documento ci sono anche Bologna e Brescia). A sinistra c’è la concentrazione di nanopolveri nell’aria, a destra il contributo dell’inceneritore. Le emissioni, nel caso studiato, sembrano trascurabili: l’aria in entrata è più sporca, dal punto di vista delle nanopolveri, rispetto a quella emessa dopo la combustione. Valori decisamente più elevati sono associati ad altre sorgenti di combustione, in particolare dall’incenerimento di pellett di legna e gasolio.

Insomma, a voler ragionare in maniera provocatoria, si potrebbe auspicare la costruzione di inceneritori allo scopo di ripulire l’aria dalle nanopolveri medesime. Tornando seri, speriamo che lo studio sia replicato indipendentemente, come la buona pratica scientifica richiede. Nel frattempo non sarebbe male se l’isteria collettiva in proposito calasse un po’.

La nascita dell’Impero Britannico

venerdì 8 maggio 2009 Posted by tfrab 0 comments

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Mi era capitato di pensare a quanto avrebbe potuto risultare interessante la lettura di un libro sul tardo Impero romano, scritto, poniamo, da un ex centurione che, rievocando tra sé e sé quella potenza negli ultimi giorni del suo splendore, si fosse prefisso di tracciarne un ritratto suggestivo concepito alla luce dell’oggi, esprimendo inoltre alcune delle proprie reazioni a quella storia e al suo significato. Un libro del genere ci offrirebbe, credo, una visione molto particolare, soggettiva naturalmente e sicuramente genuina, di quel periodo e forse illustrerebbe la sensibilità non solo di quel centurione, ma di tutta la generazione di romani coevi.

Mi ero dunque prefissata di scrivere qualcosa di simile riguardo al mio Impero, l’Impero degli inglesi, che era giunto a maturazione sotto la regina Vittoria e ora, a quasi quarant'anni dalla prima volta in cui l’ho battuto a macchina sulla carta (era prima dell’epoca die programmi di scrittura), vedo già la posterità che s’avanza. Si avvicina un nuovo millennio, ben presto una nuova fin de siècle renderà ambigue le mie allusioni: un mondo nuovo potrebbe rendere addirittura archeologicamente remoto l’Impero in cui sono cresciuta. Stando così le cose, questa rievocazione di eventi semidimenticati, di fedeltà ed entusiasmi potrebbe anche acquistare la rilevanza che avrei voluto in origine attribuirle. Non è semplicemente storia: è una storia vista e sentita e immaginata da qualcuno che ne ha vissuto fino in fondo gli ultimi anni.

(Jan Morris - Per volontà del cielo. 1837-1897)

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